Ettore Sottsass – Maggio 1993

Quello che tanto tempo fa hanno detto i nostri padri, quello che hanno detto che si doveva fare, ormai non funziona piщ; non funziona piщ proprio perchи loro hanno detto quelle cose, perchи con quello che dicevano hanno provocato giganteschi desideri; adesso non si deve parlare piщ di quello che hanno detto ma di questi nuovi desideri che circolano e che per la veritа, non sono neanche molto chiari; non tutto и chiaro, non si capisce molto bene.
I modi con i quali ci si accorge che quello che hanno detto i nostri padri non funziona piщ molto bene, hanno preso varie forme, hanno preso tante strade diverse, arrivano da tante parti. L’immenso, solido, pesante palazzo che avevano costruito i nostri padri adesso viene assalito da tante parti, viene assalito con bombe molotov, con bazooka, con mortai, con canzoni, con poesie, con sberleffi, con statistiche, con libroni, con libretti, eccetera eccetera; и una vera e propria aggressione e non si sa come andrа a finire e anche non si sa bene che cosa resterа di tutti quei muri spessi, di tutti quei pilastri e travi di cemento dopo che tutto sarа sgretolato e buttato in quel buco profondo e nero che la storia sempre prepara perchи ci finiscano dentro, piщ o meno per sempre, le cose, gli eventi, i pensieri, le speranze, i progetti, le decisioni.
Certamente molte delle speranze che i nostri padri avevano, e specialmente la speranza che, se si fossero applicate le loro idee, ci avrebbero lasciato un mondo meglio organizzato e la vita stessa, mezza salvata, quella speranza и finita dentro al buco nero della storia, quella speranza non c’и piщ , non ci basta piщ, specialmente se leggiamo i giornali tutte le mattine …
Si capisce anche troppo bene che la vita non ce la salva nessuno, nessuno ce la salva, nи tutta, nи mezza, soprattutto non ce la salvano quelli che si chiamano gli organizzatori della vita, quelli che pensano di essere gli ingegneri dell’esistenza, quelli che alla fine, pensano poco all’esistenza, e invece pensano soltanto a ingegnerizzarla.
I nostri padri e anche gli ingegneri dell’esistenza ci dicevano e continuano a dirci che tutto dev’essere fatto secondo le regole della matematica e della geometria, ci dicevano e continuano a dirci che tutti i punti devono essere sempre ritrovabili, in un sistema chiaro di coordinate piщ o meno cartesiane, ci dicevano che tutto il problema sarebbe stato di “integrare sistemi” e cose di questo genere e dicevano che comunque si sarebbe “saputo” tutto e allora tutto sarebbe diventato facile, dicevano anche che bisognava essere forti, adulti, che bisognava avere fiducia, essere “positivi”, stare bravi, buoni, stare contenti dentro all'”organizzazione” (che adesso si chiama tecnologia o forse ecologia?) e cose di questo genere.
Adesso ci sono folle intere che qua e lа nel mondo non si fidano piщ tanto di quello che dicevano i nostri padri, che non ci credono piщ, e in mezzo a tutti quelli che agitati cercano di sgretolare il grande e grosso palazzo dove stanno gli ingegnerizzatori, con bombe molotov, con bazooka, con mortai e armi distruttive varie, in mezzo a tutta la folla di giovanotti che hanno speranze nuove e che si danno da fare, ci sono due personaggi che camminano qua e lа senza rumore perchи pensano che non sia il caso di agitarsi troppo. Questi due personaggi non parlano molto, sono piщ o meno silenziosi, camminano qua e lа, un po’ furtivi, appaiono e poi spariscono, nessuno sa molto bene dove sono; uno viaggia con quelle scarpe immense, americane, bianche di plastica con la linguetta che sporge e casca giщ, scarpe un po’ troppo grandi, adatte credo per camminare sulla polvere senza peso della luna e l’altro lo vedo sempre con un grande cappotto grigio marrone e tutti due non ridono quasi mai, quello con le scarpe troppo grandi forse ride qualche volta, quello con il cappotto grigio marrone certamente non ride mai e in sostanza sono tutti e due molto seri, quasi tristi, sono come spaventati, perplessi, hanno capito, forse, qualche ,cosa di troppo, hanno capito, forse, che non c’и via d’uscita, non c’и assolutamente via d’uscita. Cosм non gli resta che restare zitti, non accettano quasi niente, non servono neanche piщ i bazooka e per sopravvivere non gli resta che viaggiare negli interstizi, per esempio bere acqua dalle foglie di cactus, mangiare bacche dure sperando che non siano velenose, arrostire, se lo pigliano, qualche serpente e quando viene la notte sdraiarsi e quando proprio nessuno li vede mettersi a ridere, ma di quel riso tutto speciale che tirano fuori i cinesi quando gli annunciano la morte della madre.
Secondo me, questo и piщ o meno il loro stato psichico, o come dicono gli americani il loro “mood”, e questo “mood” lo rappresentano con i loro disegni e con i loro colori.
Rappresentano in sostanza quella consapevolezza che hanno, tenera, non aggressiva, della situazione generale, rappresentano un certo modo che hanno, penso, di accettarla, la situazione, un modo chи и un misto di calma, di humour, di amarezza, qualche volta di sarcasmo, quasi sempre di distacco …
Questi due personaggi che sono molto contento di conoscere si chiamano Stefano Giovannoni e Guido Venturini.

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